Parigi, centro di gravità dell’arte contemporanea
Trainata dall’arrivo della fiera Art Basel, la capitale francese vanta oggi una eccezionale vitalità e grazie al dinamismo delle gallerie d’avanguardia e dei grandi musei privati supera ormai il primato di Londra e rivaleggia con New York.
L’insediamento a Parigi della prestigiosa fiera di arte moderna e contemporanea Art Basel ha avuto l’effetto di un elettroshock. Dopo aver soppiantato la FIAC-Fiera internazionale d’arte contemporanea nel 2022, la prima edizione di Art Basel Paris ha attirato 153 gallerie di primo piano provenienti da 42 Paesi e più di 65.000 visitatori. «Parigi è il posto dove bisogna essere, ormai», si sentiva dire durante l’ultima edizione dell’ottobre 2025. Art Basel ha detronizzato così l’antico salone portando con sé il suo prestigioso portafoglio di collezionisti abituati agli appuntamenti di Basilea a giugno e di Miami a dicembre. Questo successo ha rafforzato l’attrattiva della città, creando ogni autunno una concentrazione senza pari di fiere, mostre e vendite all’asta.
Ma anche al di là delle fiere, il mercato dell’arte in Francia è in crescita. E se il Regno Unito conserva ancora una quota di mercato mondiale superiore (18% delle vendite in valore nel 2022, contro il 7% della Francia), il vento in Europa è cambiato: «La Brexit ha rapidamente rimescolato le carte del mercato europeo. Parigi appare come il luogo dove comprare arte, dove iniziare una collezione», spiega John Browne, un collezionista che divide il suo tempo tra Parigi e Londra. L’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea ha introdotto oltremanica formalità doganali e un’IVA elevata, che scoraggiano mercanti e acquirenti internazionali. Parigi beneficia pienamente di questo “Brexit dividend”: le vendite che un tempo si sarebbero svolte a Londra si riversano in parte sulla Francia, e gli operatori del mercato privilegiano ormai la capitale francese. Anche la fiscalità è un punto di forza: la Francia applica l’IVA più bassa d’Europa sulle opere (5,5%), facendo di Parigi l’“unico punto di ingresso” europeo per il mercato mondiale dell’arte dopo la Brexit.
Il magnetismo parigino
La prima espressione di questo cambiamento sono le gallerie d’arte contemporanea che a Parigi si moltiplicano e crescono di importanza. Il gallerista Emmanuel Perrotin, figura di punta della nuova scena parigina, ha continuamente ampliato i suoi spazi nel Marais (oggi 2.550 m²) e ha aperto nel 2020 una sede in avenue Matignon, pur espandendosi anche a New York, Hong Kong e Seul. Altro segno dei tempi, diverse mega-gallerie internazionali hanno scelto Parigi per insediarsi dopo la Brexit: David Zwirner, Gagosian e White Cube hanno inaugurato qui le loro succursali, presto seguite da Hauser & Wirth, che nel 2023 ha aperto un vasto spazio di quattro piani. Si tratta degli attori attualmente più influenti del mondo dell’arte.
I collezionisti di tutto il mondo convergono ormai verso Parigi nei grandi appuntamenti. Consulenti e mercanti stranieri moltiplicano le visite nella capitale, spesso preferita a Londra per la sua accessibilità nel continente europeo e per la sua atmosfera più aperta, e meno costosa per gli artisti. Anche la presenza di acquirenti istituzionali si è rafforzata: musei prestigiosi come il Centre Pompidou, la Bourse de Commerce-Pinault Collection o la Fondation Louis Vuitton arricchiscono attivamente le loro collezioni di arte contemporanea, offrendo un sostegno strutturale ad artisti e galleristi locali.
Musei: un’offerta senza uguali
Parallelamente al mercato privato, Parigi si è dotata dal 2020 di musei e di fondazioni d’arte contemporanea capaci di competere con New York o Londra. L’apertura della Bourse de Commerce-Pinault Collection nel maggio 2021 ha lasciato il segno. Il miliardario François Pinault ha investito quasi 160 milioni di euro nella metamorfosi di questa ex borsa del grano in uno scrigno ultramoderno per la sua collezione. Su 6.800 m² di gallerie progettate dall’architetto Tadao Andō, la Bourse de Commerce ha accolto più di 500.000 visitatori già nel primo anno, nonostante le restrizioni sanitarie, raggiungendo così un pubblico quasi paragonabile a quello delle istituzioni nazionali. Con una programmazione audace che unisce commissioni in situ (come la monumentale candela scolpita di Urs Fischer, che si consuma lentamente sotto la cupola) e mostre tematiche internazionali, la Bourse de Commerce si è imposta istantaneamente come un polo fondamentale dell’arte contemporanea a Parigi.
- Opera di Cheri Samba, galleria Magnin-A. Courtesy Art Basel. —
- “The Elephant in the Room” (2023) di Julius von Bismarck. L’opera è stata esposta all’edizione di Art Basel Paris del 2025 al Petit Palais. Courtesy dell’artista; Alexander Levy, Berlin; Sies + Höke, Düsseldorf. —
- “Dawn” (2024) di Arlene Shechet. Esposizione all’Avenue Winston Churchill. Courtesy dell’artista e di Pace Gallery. —
- “Atlas Calming the Troubled World” (2025) di Vojtěch Kovařík. Opera esposta dalla Galerie Derouillon all’Avenue Winston Churchill, a Parigi. Courtesy dell’artista e di Galerie Derouillon.
Un’altra novità è il trasferimento della Fondation Cartier pour l’art contemporain, che nel 2025 ha scelto di stabilirsi nel cuore della capitale, in Place du Palais-Royal. A quarant’anni dalla sua creazione, questa fondazione pionieristica ha lasciato il suo edificio iconico in avenue Raspail per un palazzo haussmanniano con 150 metri di facciata, interamente ripensato da Jean Nouvel. Inaugurato alla fine di ottobre 2025 in grande stile durante la settimana dell’arte contemporanea, questo nuovo scrigno ultramoderno offre alla Fondation Cartier spazi espositivi modulabili di un’ampiezza senza precedenti, a due passi dal Louvre. L’obiettivo è raddoppiare la capacità di accoglienza e arricchire l’offerta culturale nel pieno centro di Parigi, confermando lo slancio delle istituzioni private.
La Fondation Cartier si unisce così ad altre fondazioni aziendali o di collezionisti fiorite negli ultimi anni come la Fondation Louis Vuitton (2014) e la Fondation Galeries Lafayette (Lafayette Anticipations, 2018). Questa crescita delle istituzioni contemporanee, accanto a musei pubblici come il Centre Pompidou o il Palais de Tokyo, fa di Parigi la meta più ambita non soltanto per gli addetti ai lavori ma anche per tutti coloro che amano l’arte e vogliono conoscerla e seguirla da vicino, nel luogo dove essa si fa.