Le vie dei Kogui
Nelle regioni più remote della Colombia settentrionale abbiamo incontrato un popolo autoctono che ha mantenuto la propria cultura inalterata maturando nei secoli una illuminante coscienza del bene
Alcuni anni fa, esplorando il cuore delle foreste della Sierra Nevada de Santa Marta, ho trascorso alcuni giorni tra le tribù dei Kogui, un gruppo etnico che ha conservato l’antica lingua di radice arahuaca e una fede animista rappresentata dalla figura del Mamo, guida spirituale e sacerdote, custode della legge sacra dell’universo e della saggezza che deriva dal passato.

Discendenti dei Tairona – una civiltà molto evoluta sviluppatasi tra il II secolo a.C. e il XVII secolo, abilissima nelle opere architettoniche e nella lavorazione dell’oro –, anche i Kogui hanno edificato grandi strutture in pietra e costruito una vasta e complessa rete di sentieri, facendosi strada nel mezzo di una vegetazione tropicale lussureggiante altrimenti impenetrabile.

Percorrendo a piedi questi sentieri, sono riuscito a raggiungere la cosiddetta Ciudad Perdida che, con le sue rovine oggi abbandonate, testimonia la potenza e il grado di sviluppo raggiunto in passato dalle popolazioni che dominavano la regione.
I Kogui non concepiscono l’estrazione mineraria, l’industria del legname e tutto ciò che sfrutta e inquina la Terra. Durate l’epidemia di covid, mentre l’umanità stava chiusa nelle proprie case e le attività economiche avevano rallentato il ritmo, l’aria si era fatta più pulita, gli animali ripopolavano aree che avevano perso in precedenza, e l’agricoltura era uno dei settori più vitali. I Kogui dicevano che la Terra si stava curando, e che bisognava ascoltarla…


In tempi dominati dal cambiamento climatico, in cui dovremmo rivedere il nostro atteggiamento nella gestione delle risorse, molte delle riflessioni dei Kogui sono illuminanti, a cominciare da quelle che guidano i comportamenti più semplici.
Un piccolo esempio? Nelle mie visite alle tribù venivo accolto dopo aver chiesto un permesso speciale al capo per essere ricevuto secondo il protocollo adeguato e in segno di ringraziamento portavo riso, fagioli, frutta e fiammiferi…
Nei villaggi dei Kogui, all’aperto intorno alle capanne, ci sono grandi sedie di pietra: sono sedie per pensare. Stanno bene in vista perché nessuno qui si sente a disagio nel riflettere in pubblico, alla luce del giorno. E quando è seduto su quelle sedie, niente lo disturba né lo distrae.
Ma a che cosa pensa? Ai pagamentos. Un pagamento è un’idea o un’azione concreta per offrire qualcosa alla Terra in cambio di ciò che si è preso o ricevuto da essa. Ma per poter fare un pagamento, bisogna prima sapere che cosa si è ricevuto. Questo esercizio di consapevolezza crea una cultura della ricchezza e della gratitudine e un’intima coscienza dell’equilibrio.
Non prendere più di quanto uno ha bisogno e poi restituirlo per ripristinare l’equilibrio globale, ecco la chiave: prima di compiere ogni gesto o di prendere una decisione, basterebbe seguire il pensiero dei Kogui e lo spirito di Aluna per ridare al mondo armonia e pace.
- I Kogui si sentono i protettori della valle della Sierra Nevada, dove hanno vissuto in isolamento per secoli. —
- Un mortaio di pietra per macinare il mais; questo cereale, insieme alla manioca, costituisce la base dell’agricoltura di sussistenza praticata dai Kogui. —
- Gonzalo Gimeno accanto a una delle tipiche capanne Kogui. —
- Nei pressi delle capanne sono collocate pesanti sedie di pietra, dove i membri del villaggio siedono a riflettere.