Le isole dove il sole non tramonta mai
Un ambiente selvaggio e difficile, un sistema politico unico al mondo, una rete di delicati rapporti diplomatici: benvenuti alle Svalbard, paradiso degli scienziati (e degli imprenditori ittici) di tutto il mondo, nel mezzo del Circolo polare artico.
Da un punto di vista geopolitico il Trattato delle Svalbard del 1920 ha riconosciuto al regno di Norvegia la piena sovranità su queste isole, avviando tuttavia un regime speciale e atipico che pone limiti all’uso militare dell’arcipelago e ai cittadini di tutti i paesi firmatari (originariamente quattordici, Italia compresa, attualmente quarantasei) consente pari diritti per lo svolgimento di attività commerciali che riguardano le risorse minerarie, la pesca e la caccia, alle quali si aggiunge, con una importanza sempre crescente, la ricerca scientifica. Qui la città principale e centro amministrativo, Longyearbyen, abitata per lo più da norvegesi, convive con le stazione di ricerca cosmopolite, e soprattutto con gli insediamenti russi come Barentsburg e Pyramiden, città semiabbandonata da anni ma che ancora sussurra storie del suo passato sovietico.
In questo particolarissimo sistema è fondamentale la figura del governatore, il Sysselmesteren, che tutela gli interessi della Norvegia nelle Svalbard ricoprendo nel contempo il ruolo di capo della polizia, di massima autorità per la protezione ambientale, di ufficiale di stato civile, oltre a svolgere il difficile compito di mantenere buone relazioni con i tanti attori internazionali – russi in primis – presenti sulle isole per ragioni commerciali e scientifiche.
Per decenni, il motore economico di queste isole sono state le miniere di carbone. I russi, in particolare, hanno lasciato un segno indelebile, e Pyramiden, oggi una città fantasma, con i suoi edifici fatiscenti e le sculture di Lenin che resistono alla prova del tempo, offre una finestra surreale su un’epoca ormai chiusa, quando, specie tra gli anni Sessanta e Ottanta del Novecento, era considerata un paradigma esemplare della vita socialista
Lasciata alle spalle l’economia mineraria, le Svalbard, che rimangono una cruciale zona di pesca, sono diventate un polo sempre più interessante per la ricerca scientifica. Sul versante occidentale dell’isola di Spitsbergen, la maggiore dell’arcipelago, su una sponda del Kongsfjord, Ny-Ålesund è oggi la base di una comunità internazionale di scienziati che lavora instancabilmente per studiare i cambiamenti climatici. Come Longyearbyen, nacque come città mineraria per trasformarsi a metà del XX secolo in una sede di stazioni scientifiche. Durante l’estate, vi risiedono più di cento ricercatori, in rappresentanza di venti istituti di glaciologia e climatologia di oltre dieci paesi. A Ny-Ålesund si trova anche il monumento di Amundsen, eretto in onore del volo da record compiuto dal grande esploratore norvegese che partì dalla città l’11 maggio 1926 per raggiungere il Polo Nord. Amundsen, con una spedizione formata da norvegesi, italiani, un americano e uno svedese, lo sorvolò con successo a bordo del dirigibile Norge – costruito in Italia dall’esploratore e ingegnere Umberto Nobile, che partecipò all’impresa – atterrando a Teller, in Alaska, tre giorni dopo.
Più o meno nel centro dell’isola di Spitsbergen si trova Longyearbyen che, con circa duemila abitanti, è la città più a nord del mondo. Qui la vita quotidiana ha poco a che fare con una comune routine: per proteggere la fauna locale i gatti non sono ammessi, gli orsi polari, perennemente affamati, rappresentano un rischio costante e le lunghe notti invernali invitano alla contemplazione dell’aurora boreale che illumina il cielo. Nei dintorni della città nel 2008 è stato inaugurato l’avveniristico World Seed Vault, ovvero la banca mondiale dei semi – una lunga galleria scavata nel permafrost nota anche come “caveau del Giorno del Giudizio” – destinata a custodire a lungo termine le piante più importanti per la sopravvivenza dell’umanità, preservandole da eventuali catastrofi climatiche o nucleari.
A partire dagli anni Novanta del secolo scorso, queste isole artiche sono diventate una meta sempre più frequentata dai viaggiatori, ma, coerentemente con la loro legislazione, hanno adottato un approccio al turismo molto conservativo. Il mezzo migliore per esplorarle è una nave da spedizione. In questo modo, ben lontano da una comune crociera, si potrà vivere l’esperienza delle missioni scientifiche in cui ogni sbarco è guidato da esperti e sempre protetto da guide armate di fucili, a causa dell’onnipresenza degli orsi polari.
Le crociere alle Svalbard di HX (Hurtigruten Expeditions) garantiscono un’impronta ambientale ridotta grazie all’implementazione di misure specifiche come l’uso di combustibili a basso impatto, sistemi avanzati di gestione dei rifiuti e una rigida regolamentazione delle rotte per ridurre al minimo il disturbo alla fauna locale. I tour operator promuovono un’educazione ambientale volta alla comprensione e al rispetto profondo della natura artica, proponendo esperienze che sensibilizzino i viaggiatori sull’importanza della salvaguardia e della conservazione, come le escursioni sui ghiacciai, l’osservazione della fauna selvatica e la navigazione in zodiac tra i profondi fiordi dell’arcipelago.
A bordo, navi come la MS Spitsbergen e la MS Fram offrono tutti i servizi esclusivi propri di una nave da crociera di lusso, ma coerenti con lo spirito di “avventura naturalistica” che caratterizza la navigazione a queste latitudini. La MS Spitsbergen, ricostruita nel 2016, è ecologica e progettata per le acque polari. La MS Fram combina esplorazione e comfort, con vasche idromassaggio, un barbecue all’aperto e un centro scientifico dove i passeggeri possono approfondire le loro conoscenze sulla regione.
- Il Liefdefjorden è un fiordo situato nella parte nordoccidentale dell’isola di Spitsbergen, la più grande delle Svalbard. Foto: Stefan Dall. —
- Le vasche idromassaggio all’aperto sulle navi da crociera sono riscaldate dal calore dei motori. Foto: Lise Dreistel. —
- La science outreach room è essenziale per comprendere le esperienze naturalistiche che si vivono alle Svalbard. Foto: Clara Tuma. —
- Per le spedizioni ci si imbarca comodamente dal lato della nave su appositi gommoni. Foto: HX Hurtigruten /Espen Mills.
Questo arcipelago, che è stato il punto di partenza della prima spedizione in dirigibile al mondo, è un promemoria esemplare di come l’uomo possa coesistere in armonia con gli ambienti naturali più difficili. Un viaggio alle Svalbard diventa perciò anche l’occasione per riflettere sul nostro rapporto con il Pianeta, sulla necessità non più rimandabile di rispettarlo e proteggerlo, soprattutto nelle sue aree più fragili.
In estate, la flora artica riempie la tundra di colori; in autunno, il bagliore del sole di mezzanotte si affievolisce; in inverno, l’arcipelago diventa un eden ghiacciato dove l’aurora boreale danza nel cielo... La bellezza incontaminata di queste isole, la loro storia e le sfide ecologiche che stanno affrontando sono l’invito più convincente a venire a conoscerle da vicino.