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In Sicilia, nei luoghi del film “Il Padrino”

A cura della redazione. Foto Belmond

Nella trilogia Il Padrino, girata tra il 1972 e il 1990 e ambientata negli Stati Uniti e in Sicilia, il regista Francis Ford Coppola ha portato magistralmente sul grande schermo il romanzo dello scrittore americano Mario Puzo, uscito nel 1969. Marlon Brando e Al Pacino interpretano rispettivamente Don Vito e Michael Corleone, divenuti due personaggi-simbolo della storia del cinema.

Visitando gli ambienti in cui si svolge la vicenda, entriamo in un mondo letterario e cinematografico che ci farà conoscere la Sicilia da una prospettiva nuova e piena di sorprese.

Iniziamo il nostro viaggio dalla fine della storia, sulla scalinata del Teatro Massimo di Palermo, con il pianto straziante di Michael Corleone, quando scopre che sua figlia Mary (interpretata da Sofia Coppola) è stata uccisa. Il Teatro Massimo di Palermo, inaugurato nel 1897, è il più grande teatro d’opera in Italia e il terzo in Europa, dopo l’Opéra di Parigi e l’Opera di Vienna. Edificato nel centro della città, ha una terrazza dalla quale la vista spazia su un panorama vastissimo.

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Un fotogramma della scena finale della trilogia “Il Padrino”, ambientata al Teatro Massimo di Palermo.
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Il Teatro Massimo, con oltre 1300 posti, in Italia è il secondo per capienza, dopo la Scala di Milano.

Tra tutte le città italiane, il capoluogo siciliano è forse la più affascinante e complessa. Passeggiando per le sue strade, tra i suoi monumenti, visitando le chiese e i palazzi, curiosando nei mercati affiorano millenni di storia in una stratificazione di segni lasciati da tutte le civiltà che l’hanno vissuta, fenici, cartaginesi, greci, romani, arabi, normanni, svevi, spagnoli... Tale ricchezza trova un’eco immediata nella pienezza e nella varietà dei sapori della sua cucina, dagli anelletti al ragù alla pasta con le sarde, dal robusto pane ca’ meusa ai cannoli, alle granite gentili.

 Affacciato sul golfo, un luogo privilegiato da cui partire per visitare Palermo e i suoi dintorni è l’hotel Villa Igiea. Il palazzo fu acquistato nel 1899 dai Florio, al tempo una delle famiglie più importanti della Sicilia, e trasformato in uno sfarzoso hotel in stile Liberty, in cui ancora oggi si possono ammirare gli inconfondibili tocchi dell’architetto Ernesto Basile, al quale venne allora affidata la ristrutturazione e il rifacimento degli arredi. Durante il primo decennio del XX secolo ospitò magnati, artisti e teste coronate, primo tra tutti il re Edoardo VII d’Inghilterra che nel 1907 sbarcò in città con la regina Alessandra, la principessa Vittoria e la zarina Maria Feodorovna...

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  • Una delle nuove suite di Villa Igiea.
  • La piscina dell’hotel.
  • Cena romantica tra le colonne del tempietto ellenistico all’interno dei giardini della villa.
  • Prima colazione in terrazza con vista sul golfo di Palermo. Foto: Rocco Forte Hotels.

La struttura originaria, una specie di villa-castello, fu costruita nella seconda metà dell’Ottocento dall’ammiraglio inglese Cecil Domville, come sua abitazione privata. Venne acquistata poi da Ignazio Florio nel 1899 con l’intento di ricavarne un sanatorio, ma subito il progetto fu convertito in hotel. Venne chiamato Villa Igiea, come la figlia di Florio: il nome, tratto dalla mitologia greca, è quello della dea della salute, figlia del dio della medicina Asclepio. Durante le due guerre mondiali, l’albergo fu requisito e utilizzato come ospedale, tuttavia, dagli anni Cinquanta in poi riprese la sua attività e tornò a essere una delle mete più amate dal turismo di élite, basti ricordare ospiti come Maria Callas e Grace di Monaco. Rinnovata completamente nel 2019, Villa Igiea è stata riaperta nel 2021. 

villa igiea
Nei giardini di Villa Igiea, anch’essi progettati da Ernesto Basile, si passeggia tra piccoli boschi di pini, piante esotiche e mirabili esemplari di ficus.
“L’amicizia è più del talento. È più del governo. È quasi uguale alla famiglia”. Don Vito Corleone, nel film “Il Padrino”

A quasi una sessantina di chilometri da Palermo, partiamo alla scoperta di Corleone, paese natale di Don Vito, il potente patriarca della saga. Sebbene Coppola non abbia potuto girarvi alcuna scena per problemi di autorizzazione, con decine di chiese e monasteri (lo chiamano il “paese delle cento chiese”), Corleone merita una visita attenta. Poi, poco lontano, nel comune di Salemi, facciamo una dovuta sosta al Museo della Mafia per cercare di comprendere il mondo che Mario Puzo ha raccontato nel suo romanzo.


Proseguiamo il nostro viaggio verso la costa sudorientale dell’isola. Qui, alla stazione ferroviaria di Taormina – che nel film diventa però quella di Bagheria – sono state fatte le riprese dell’incontro tra Michael Corleone e la sua ex moglie Kay Adams.

stazione di taormina sicilia
Al Pacino e Diane Keaton, rispettivamente nei panni di Michael Corleone e della sua seconda moglie Kay, in una scena del film girata alla stazione ferroviaria di Taormina.
stazione ferroviaria di taormina
Inaugurata nel 1866, la stazione di Taormina-Giardini fu ricostruita negli anni Venti del Novecento in stile neogotico, con arredi di ferro battuto in Liberty palermitano.

Negli ultimi due secoli non si contano gli artisti, gli intellettuali e gli attori che sono stati attratti dall’incanto di Taormina, vinti dai suoi panorami, dalla potenza dell’Etna, dalle tracce del passato nell’imponente teatro greco del III secolo avanti Cristo. Molti di loro hanno soggiornato al Grand Hotel Timeo, il primo albergo della cittadina, inaugurato nel 1873 accanto al teatro. Anche noi lo scegliamo come base per completare il nostro tour sulle orme del Padrino.

Su una vecchia Fiat 500 facciamo un giro sulle colline circostanti visitando il paese di Savoca, con la chiesa di Santa Lucia, set del matrimonio tra Michael Corleone e Apollonia Vitelli, e il famoso Bar Vitelli, dove è stata girata la festa di nozze. Nella vicina Forza D’Agrò, la chiesa della Santissima Trinità appare nel film quando Michael visita Corleone per la prima volta; nello stesso paese si trova anche la casa di famiglia dove nacque Don Vito.

fiat 500m vintage sicilia
Sui set siciliani del “Padrino” si può arrivare a bordo di una Fiat 500 d’epoca. Foto: Belmond.
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Immancabile sosta a Savoca, per un aperitivo al famoso Bar Vitelli.

Oltre al tour cinematografico, approfittiamo del soggiorno al Timeo per conoscere meglio la regione con un volo in elicottero sull’Etna, una gita alle Isole Eolie, un corso di cucina siciliana, una degustazione privata dei migliori vini della zona, e concludiamo le nostre intense giornate alla spa dell’hotel.

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La vista dal Grand Hotel Timeo abbraccia per largo tratto la costa orientale della Sicilia e l’Etna.
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I giardini del Timeo comprendono il magnifico parco realizzato alla fine dell’Ottocento dalla naturalista inglese Florence Travelyan.
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Gli arredi delle suite conservano lo stile accogliente della lussuosa residenza privata originaria.
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Ogni angolo del Timeo è un omaggio alla storia e alla bellezza della Sicilia.
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La cucina dell’hotel offre una riuscita reinvenzione di piatti regionali. Foto: Belmond.

Pochi chilometri a sud di Taormina, nei pressi della cittadina di Fiumefreddo, il nostro percorso termina al Castello degli Schiavi, un tesoro del barocco rurale siciliano scelto da Coppola come residenza della famiglia Corleone.

sicilia castello degli schiavi
Nel terzo episodio della saga, la scena della morte di Don Michael Corleone è girata nel Castello degli Schiavi, alle pendici dell’Etna.
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La locandina del primo film della trilogia “Il Padrino”, vincitore di tre premi Oscar nel 1973.

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